L’Osservatorio è:
– Permanente: la continuità dovrà permetterne la progressiva definizione come strumento di lavoro che, col tempo, possa diventare un riferimento normale e indispensabile per i responsabili dei settori delle varie realtà coinvolte;
– Territoriale: non si rivolge a tutte le realtà e non si occupa di tutti i problemi, ma ha come riferimento un ambito preciso, che è quello delle povertà e delle esclusioni sociali di un determinato territorio, anche se in vista della costituzione di reti di collegamento più ampie;
– Costantemente (ri-)adattabile alla realtà in mutamento: occorre evitare il limite di una semplice raccolta di dati e porsi in un’ottica di prospettiva più ampia, capace di cogliere il “nuovo” che emerge nella comunità locale, e di rivolgersi non soltanto alle situazioni di disagio estremo, ma anche a quelle meno visibili e/o a forte rischio di vulnerabilità sociale prima ancora che economica;
– Partecipativo: la presenza dei soggetti direttamente interessati, l’ascolto, l’interpretazione della loro condizione di emarginazione, come quella di coloro che vivono a diretto contatto ed operano con “gli esclusi”, vogliono rispondere non soltanto ad esigenze di tipo metodologico, ma porsi anche come base di una strategia di “ricerca-intervento” il più possibile operativa e capace di creare o stimolare relazioni significative e reti di collegamento all’interno della comunità ecclesiale e civile.

Tutto ciò – certamente in una prospettiva di lungo periodo – si configura anche come lavoro di promozione di una cultura dell’uguaglianza e della solidarietà sociale da attivarsi tramite forme di iniziative individuali, familiari, di self-help o attraverso le varie espressioni dell’associazionismo pubblico e privato.